Quest'epoca, in cui sempre più forte è l'esigenza di ricercare nuove vie e
nuove comprensioni, sembra portare con sé un messaggio molto chiaro: l'uomo può
colmare quel senso si separazione da sé, riscoprendo il sentire autentico. Oggi questa sensazione si manifesta attraverso disordini
di diverso tipo: alimentare, mentale, relazionale ma anche ambientale e artistico.
Compromettendo l'attività creativa a qualsiasi livello.
La disarmonia emotiva che questo limite nel vivere creativamente comporta si riflette sul piano fisico attraverso cambiamenti
nel complesso mondo delle nostre cellule e degli organi interni, portando modificazioni
dinamiche percepibili, con un senso di malessere e pesantezza, lontano dal senso di leggerezza a cui tutti tendiamo.
Un atto creativo, di per sé, rende disponibili ad esprimere qualcosa della nostra
individualità, rendendola più visibile, dandole una forma e rendendo più dinamico e
vitale il rapporto con noi stessi, con gli altri e con il mondo.
Diversi motivi possono generare un blocco nel gesto creativo e possono rendere
apatici e insofferenti.
E' possibile boicottare la propria creatività con tutta una serie di comportamenti e pensieri che tendono ad
abbassare il tono generale: ponendosi degli obbiettivi troppo grandi, giudicando le
prime opere artistiche con troppa severità, creando paragoni inappropriati o proiettando
inconsciamente sul proprio strumento artistico la causa del proprio malessere.
In questo senso qualsiasi tipo di difficoltà può essere validamente superata attraverso una
rieducazione al respiro. Le tensioni più nascoste ed insospettate vengono portate a galla e
trasformate dall'energia stessa del respiro e da suoni prodotti durante le fasi di
espirazione. Con queste tecniche, che nascono dall'antica saggezza
dello yoga, si individuando sequenze di respiro e scale ad hoc, le quali stimolano e rendono
più fresca la propria intelligenza, permettono di cogliere l'intuizione giusta
e di riconoscere e superare il proprio blocco espressivo.
Nell'esecuzione di queste scale essenziale è imparare a sentire ed ascoltare il proprio corpo
(stimolando cosi le funzioni corticali superiori) e non limitarsi soltanto ad udire i suoni prodotti.
Questo atteggiamento è importante per riconoscere rigidità fisiche collegate
ad un particolare intervallo musicale o suono, portare alla luce tensioni
e riconoscere quelle memorie che, se attivate, rendono il gesto espressivo in qualche modo doloroso.
Il sistema nervoso raccoglie le informazioni sensibili durante queste pratiche e le trasmette nuovamente
al corpo, rendendo la muscolatura più distesa e fornendo nuove strategie ed atteggiamenti positivi affinchè
il raccontare se stessi attraverso la musica o un gesto (artististico) possa essere un atto di libertà
e non un atto condizionato. In questo senso creare bellezza è
restituire questa qualità all'essere umano ed alla vita stessa.
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