Rinforzo cognitivo significa supportare un individuo nel percorso di
comprensione e decodifica della realtà. Sostenere un bambino o un adolescente
con deficit cognitivo a superare condizioni psicologiche come l'ansia da prestazione,
la paura dell'insuccesso o della punizione è un accomagnare la persona
a riappropriarsi delle proprie capacità
creative e superare l'ostacolo, spesso idealizzato o rappresentato
da problematiche famigliari che il bambino o l'adolescente ha interiorizzato.
Il rinforzo cognitivo non sempre porta ad un
livello di integrazione significativo ed in questa sede si vuole argomentare soltanto
su soggetti con deficit medio lievi e normodotati.
Per integrazione non si intende l'educare il soggetto per renderlo idoneo ad inserirsi
in un tessuto sociale ma il dare la
possibilità di rinforzare le aree cognitive carenti, rendere consapevoli
dei propri limiti e soprattutto valorizzando il proprio potenziale. Non è un processo semplice ne tantomeno breve,
ma possibile.
Spesso il rinforzo cognitivo è frutto di un lavoro d'equipe ed il musicoterapeuta ha
il ruolo di simbolizzare processi, emozioni o blocchi inconsci attraverso il suono, il timbro o il ritmo.
In questo senso il dialogo sonoro è una tecnica efficace per creare una relazione
ed una comunicazione reale, facendo si che la persona sia in grado di raccontarsi con l'aiuto
del suono e del movimento corporeo. In seguito con il ritmo, la coordinazione motoria e l'uso del
linguaggio in chiave musicale è possibile stimolare la sfera cognitivo relazionale.
Anche l'ascolto, in particolare della propria voce, ha un ruolo importante. Ad esempio leggere
o parlare a voce alta osservando la zona della mano destra che sta alla base tra l'indice
e il pollice è una tecnica efficace che stimola la lateralizzazione e l'apprendimento.
In questo ambito è possibile parlare anche di musicoterapia preventiva, un approccio che
permette fin dalla prima infanzia di entrare in contatto con il proprio vissuto emotivo,
di viverlo con spontaneità e riconoscerlo come tale. In questo ambito l'approccio con il
bambino deve essere prettamente ludico.
La dimensione ludico rituale musicale coinvolge più di ogni altra esperienza e grazie alla mediazione
della fantasia è possibile arrivare ad una comprensione della realtà efficace
e creativa, non limitata a stereotipi. Il raccontare delle storie in
cui gli oggetti si antropomorfizzano dando loro un nome ed un suono è un approccio incredibilmente
costruttivo ed appagante in quanto permette di lavorare con emozioni ed esperienze altrimenti
difficili da raccontare o rievocare.
La strutturazione di momenti rituali permette al bambino di alleggerire
l'eventuale tensione interiore attraverso il rimando
di immagini e situazioni positive, trasformardo le immagini interiori in qualcosa
di familiare e non più pericoloso. All'interno di questi momenti dare la possibilità di scegliere
il proprio luogo di potere, scegliere uno spazio in cui creare il proprio territorio spazio-sonoro
è significativo in quanto restituisce un senso di protezione, uno sperimentare il proprio spazio
ed il proprio confine all'interno del quale è possibile fare esperienza del proprio mondo.
Anche l'ascolto di musiche che contengano sonorità archetipiche inserite in un contesto ludico
è uno strumento importante. Spesso i bambini associano a questi suoni immagini
o memorie fantastiche che però rappresentano una scoperta ed uno stimolo
al riconoscimento positivo della propria individualità.
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