tibetana
 

PREFAZIONE:
ASCOLTARE, SENIRE, SUONARE

ASCOLTO E RESPIRO

TRASFORMARE LO STRESS

IPERTONI - OVERTONES

CREATIVITA' MUSICALE

CANTI RITUALI

 


TAMBURI A CORNICE

 

Il tamburo a cornice iniziò ad essere la percussione predominante nell'antica Anatolia, l'attuale Turchia, già dal 5.600 avanti Cristo. Erano costruiti con un telaio di legno curvato, con o senza sonagli, sul quale era montata una pelle di animale diversa a seconda del tipo di tamburo.

Da alcune ricerche etnografiche risulta che il primo suonatore di tamburo fosse una donna di nome Lipushiau, la nipote di un re Sumero in Mesopotamia. Visse nella città di Ur cinquemila anni fa e pare suonasse e facesse rituali di guarigione nel tempio dedicato alla Luna. Questa storia ci racconta di un'epoca in cui il potere matriarcale era forte e la femminilità era l'espressione del mistero della vita e della creazione.

Le donne erano considerate le uniche a poter interpretare le diverse forme archetipiche con le quali gli Spiriti si manifestavano a loro. La compassione, una delle virtù fondamentali nella guarigione, era attribuita alla madre ed a livello simbolico era incarnata nella grande madre terra. I rituali di trasformazione della coscienza erano guidati dal ritmo dei tamburi che la donna shamana suonava: essa permetteva l'esperienza conoscitiva degli archetipi, dei messaggi degli Spiriti, attraverso stati di trance collettiva. In questo modo l'ombra veniva portata alla luce dal mondo interiore a quello conscio.

Relativamente alla zona d'origine i tamburi a cornice hanno assunto diversi nomi e differenti caratteristiche. In medio oriente si può trovare ancora oggi una grande varietà timbrica e ritmica: il Daf è uno degli strumenti rituali Persiani più conosciuti ed antichi caratterizzato da una serie di anelli metallici all'interno della cornice che provocano nello scuotimento un tintinnio particolarmente suggestivo: è utilizzato dai Sufi soprattutto durante il loro rituale di preghiera, lo Zikr. Il Gaval, strumento dell'Azerbaijan, apprezzato soprattutto nella musica popolare. Il Riq, piccolo tamburo con 5 coppie di sonagli a simboleggiare le 5 fasi lunari, caratteristico dell'area egiziana presente sia nella danza rituale sia nella musica per la danza del ventre.

Il Bendir, tamburo del nord Africa ma diffuso anche nella zona medio orientale, costruito con una cordiera che rende il suono intenso e ricco.

Il Tar, strumento suonato essenzialmente con le mani, molto energico utilizzato anch'esso nella danza. Il Tar oltre che in medio oriente è un tamburo diffuso anche in tutto il Nord Africa dove acquista diversi nomi e viene suonato con tecniche molto diverse tra loro. In Italia ci sono diverse tradizioni molto antiche legate al tamburo a cornice: dal tamburello marchigiano a quello siciliano e a quello salentino legato alla pizzica ed al rituale del tarantolismo, un vero e proprio esorcismo musicale che secondo la leggenda attraverso ritmo e danza portava la guarigione ai tarantolati, coloro che erano stati morsi dalla tarantola.

Riqq

Il morso aveva carattere simbolico e si crede si riferisse a conflitti inconsci (probabilmente di natura sessuale e quindi non socialmente accettati) di donne di una determinata fascia d'età. In questo senso ogni "tarantolata" richiedeva una tarantella specifica che veniva suonata per ore attorno al paziente osservando i suoi movimenti. La musica ed il ritmo avevano la funzione di portare la situazione del tarantolato ad un apice per poi arrivare al controllo. Forse il ritmo del tamburo ed il ritmo e la danza della taranta avevano davvero lo scopo di annullare gli effetti del veleno. In un trattato del 1330 sui veleni si legge che la musica impedisce al veleno del morso di scendere e toccare gli organi interni del corpo riportandolo in superficie.

La ritualità legata a questi strumenti rivela una realtà importante: il suono esiste già nel gesto che lo crea. Con un tamburo a cornice la vibrazione sonora esiste già a livello intenzionale ed è intimamente legata all'atteggiamento con cui ci si avvicina ad esso. Prima di suonare è importante stare qualche istante con se stessi, creando una connessione tra il proprio corpo, la propria interiorità e la terra, le proprie radici: un'alleanza che poi si esprimerà nel suono.

Questi sono strumenti vivi, capaci di destare l'ascoltatore, di riportarlo al momento presente, di incantarlo e di farlo muovere. Prima che suono questi strumenti sono gesto, sono intenzione viva. Percussione significa anche corpo, pulsazione vitale. Ricchi di armonici i timbri di questi tamburi catturano l'attenzione della mente e permettono al battito cardiaco ed al respiro di seguire un percorso che porta ad un'esperienza percettiva nuova, una sorta di forza rilassata. Oltre alle possibilità espressive ed estetiche i tamburi a cornice hanno anche un potenziale musicoterapico: la stessa percezione del ritmo è un esperienza che fa parte della nostra natura più atavica e profonda.

 

   
 

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